vintageviolence

Nel 1905 la teoria della relatività annunciò la dissoluzione dello spazio uniforme newtoniano come illusione o finzione, indipendentemente dalla sua utilità. Einstein pronunciò la condanna dello spazio continuo o "razionale" e aprì la strada a Picasso, ai fratelli Marx e a "MAD"

se proprio ci tieni

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mercoledì, luglio 13, 2005



magari torno.
magari no.
magari vintageviulenza reloaded.

ariveduàrs.

Postato da: cucina a 14:18 | link | commenti (18) |

sabato, giugno 18, 2005

prossimamente di questi pizzi



Kimberly Blessing, Paul J. Tudico, Movies and the Meaning of Life: Philosophers Take on Hollywood, Open Court Publishing Company, 2005


Postato da: cucina a 14:14 | link | commenti (6) |

giovedì, giugno 16, 2005

breve invito a rinviare il suicidio



quando andate a fare un'intervista, non portatevi un solo registratore. non portatene  neanche due. portatene tre, che non si sa mai. e soprattutto, non comprate mai più una cassetta nel negozio vicino casa. se il proprietario vi è sempre stato odioso e v'è sempre sembrato pure un po' viscido, un motivo c'è.


Postato da: cucina a 12:21 | link | commenti (1) |

lunedì, giugno 06, 2005

mirah/la familia



Hey friends don't you think you better cool it down
You're always gettin' curious and leavin' town
You know i like it being in your family
I wonder what would happen if nobody left
We'd all stick around if we'd all stick around

And here's a question that's been tested:
Tell me, if we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend forever?

If we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend?

Hey friend listen up their playing our song
On the radio, do you have to go?
I really like it, this rock and roll
Makes me want a little sugar in my bowl
It's like the glory days, it's like a fortune sold

And here's a question that's been tested:
Tell me, if we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend forever?

If we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend?

Let's none of us forget about who we are
So choose a path and follow it
Take a pill and swallow it
None of us forget about who we are
It's not forever we can fool around in the dark

If we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend forever?

If we sleep together
Would it make it any better?
If we sleep together
Would you be my friend forever?


Postato da: cucina a 19:17 | link | commenti (3) |

venerdì, giugno 03, 2005

epica
etica
etnica
pathos
il cielo stellato sopra di me
la legge morale dentro di me

(aiuto)



Postato da: cucina a 18:19 | link | commenti (4) |

martedì, maggio 31, 2005

vintageviulenza alla cineteca di bologna ovvero,
bologna bici/fumo: una per fuggire, l'altro per dimenticare

devo smetterla. io devo smetterla.
anzi ad essere sinceri l'avevo smessa con l'università. corsi corsini corsetti seminari laboratori workshop: nomi diversi per cose che poi alla fine si rivelavano deludenti e al di sotto di qualsiasi aspettativa. neanche il minimo sindacale, per dire.
però poi succede che da un contatto proveniente da un passato neanche tanto remoto t'arrivi un comunicato nel quale si annuncia un seminario di due giorni con una regista e sceneggiatrice che a te piace e anche tanto. brava, brava tanto, non una di quelle che siccome sono donne e fanno cinema devono farti pesare entrambe le cose.
e invece.
fatto sta che sei lì, hai appena lasciato un lavoro pagato male per uno non pagato affatto, ti vedi un'estate davanti agli occhi durante la quale la massima espressione di un'idea di esotismo balneare sarà cerenova o peggio ancora ladispoli  - e non vuol dire niente il fatto che d'estate neanche ci vai poi tanto al mare - mentre il seminario è a bologna, sono due giorni e alla fine a spingerti è più l'idea di farti due giorni fuori - qualsiasi posto -  che non tutto l'ambaradam di promesse scritte sul programma del seminario.
ricapitolando: un'estate triste a lavorare non pagata, un seminario in una città della quale conosci solo la stazione e una regista e sceneggiatrice che ti piace e neanche poco. e poi: la cineteca di bologna. roba che studiare cinema in italia e non averci mai messo piede è come studiare cinema a parigi e non essere mai stati alla cinematheque langlois e qui si vede che io non ho studiato cinema a parigi perchè cinematheque langlois non so neanche come si scrive, soprattutto non so dove vanno gli accenti..
e vabè e allora una prende le sue quattro cose e parte.
parte: i segni per non partire c'erano tutti e chiaramente espressi, come l'autobus che deve portarti alla stazione che è un'ora che lo aspetti e lui non passa e allora cosa serve uscire un'ora e mezza prima dal lavoro se poi di quell'ora e mezza, una la passi a cuocerti al sole mentre tiri giù tutto l'elenco dei santi conosciuti e non? se poi l'autobus non passa e tu sei lì e pensi a quanto ti costano quei due giorni, che hai già pagato, e a quanto ti costa il viaggio, che hai già pagato, allora pensi alla faccia l'avarizia piglio un taxi.
hai il cellulare scarico.
scarico significa senza soldi o senza batteria.
per me scarico vuol dire senza soldi E senza batteria.
in un modo o nell'altro però alla fine il treno lo prendi e parti.
parti e arrivi a bologna. bella bologna, più bella ferrara però anche bologna non male, specie fuori dalla stazione.
l'albergo non te lo puoi permettere e preferisci un b&b dove però scopri che non puoi fumare. ma tu fumi lo stesso, seminascosta su un balconcino pericolante dietro agli scuri. davanti agli scuri, ovvero dall'altra parte della strada, la vista non è proprio ineccepibile - leggasi: c'è un ciccione seminudo che si dimena in salotto - però pazienza.
finalmente arriva il primo giorno del seminario. le prime persone che incontri sono una sceneggiatrice più o meno tua coetanea e un regista di documentari istituzionali: in meno di un'ora si riveleranno, insieme a una studentessa al primo anno del dams, le uniche che non necessitino di un urgente supporto psichiatrico e già che ci sei tra meno di un'ora capirai che neanche tu, al contrario di quanto potessi pensare, in fondo ne hai bisogno.
arriva lei: lei è bella, affascinante e soprattutto brava. è gentile, col senno di poi viene da dire anche troppo, ma al terzo minuto dice quello che non doveva dire: io non so proprio che farvi fare.
e allora è lì che pensi a quante belle cose avresti potuto fare con i tuoi ultimi soldi, quelli che ormai non hai più perchè li hai dati alla cineteca di bologna e mica sono scemi che te li ridanno, alla cineteca di bologna.
hai pagato per due giorni di seminario tecnico di scrittura cinematografica e ti ritrovi nel bel mezzo di una due giorni di terapia psichiatrica di gruppo, piena di forti depressi, vittime di sindrome di persecuzione, maniaci del proprio ego che come vedono un microfono salgono sul palco A DIRE UN'EMERITA CIPPA e i convenuti invece di abbatterli a forza di sputi si fingono interessati e fanno domande, domande dalle quali capisci che il 99% di questa gente non solo non ha mai visto una sceneggiatura, ma forse non ha mai visto neanche un film, forse non è mai uscita dal proprio reparto.
un dubbio ti viene e siccome sei buona e tanto il dubbio è che forse lo facciano per ingraziarsi l'agnès che però mica si capisce perchè non li fermi eppure glielo si legge in faccia che è perplessa, che le viene da ridere, e allora pensi che forse è perchè è troppo educata, troppo francese o forse  troppo pagata, ma questo ultimo sospetto ti viene quando vedi atterrare in cortile un'astronave mascherata da mercedes con tanto di autista con la faccia pappona e dall'astronave la vedi scendere dopo il pranzo.
due giorni così.
forse è un piano ordito dalla destra per spingere al suicidio le giovani menti: ci vogliono prendere per sfinimento.
non necessariamente quello fisico, il suicidio intellettuale basta e avanza: presto infatti ti accorgi che quelli che fanno domande non sono lì a fare domande imbecilli per ruffianeria, no, peggio ancora sono realmente interessati e credono in quello che dicono.
due giorni. due interminabili giorni così.
e poi come se non bastasse a bologna fa un caldo che manco a dakar il quindici d'agosto a mezzogiorno col maglione e tu arrivi coi pantaloni di velluto.
tirando le conclusioni, considerando:
1) la stabilità mentale media dei frequentanti il seminario e
2) quella della gente che ti chiede informazioni alla stazione (c'è anche chi ti prende per la bigliettaia della cineteca e non ci crede se le dici che no, tu non lavori lì, sei lì per un seminario) e soprattutto
3) quella di una che ti racconta - non interpellata -  che c'ha il raffreddore perchè è stata con uno DEI suoi amanti a sua volta raffreddato
una volta tornata a casa non puoi fare altro che:
1) prendere le distanze da chiunque ti dica di aver studiato al dams (ma tu sei autorizzata a farlo, perchè conosci il nemico dall'interno) cominciando a mandare in giro la voce che ti sei più genericamente laureata presso la facoltà di lettere, senza specificare il corso di laurea
2) metterti una buona volta in testa che se proprio uno deve sprecarli i soldi, allora non fiori ma opere di bene.


Postato da: cucina a 14:46 | link | commenti (4) |

COMING SOON
VINTAGEVIULEENZA
ALLA CINETECA
DI
BOLOGNA



Postato da: cucina a 09:36 | link | commenti (2) |

sabato, maggio 21, 2005

prossimamente su questi schermi

NEL VENTRE DELLA BALENA

ovvero

un reportage dettagliato della mia prima cena coi capi
(o giù di lì)


Postato da: cucina a 14:43 | link | commenti (5) |

sabato, maggio 14, 2005

it's all true! ovvero come il fachiro di paolo conte al cinema 

mi sono perso un film
perchè nel cinema
tre file avanti, sì, eri tu…
passasse il sole lontanamente da qui
sopra le nebbie dell’ arte! Io sì,
come un fachiro mi stiro e rigiro,
e mi storco e contorco.
ti guardo e non guardo più…
mi sono perso un film
proprio in un cinema…
han dato un altro film per me…
…hello…


c'è questo album di paolo conte che si chiama una faccia in prestito ed è proprio una faccia in prestito quella che avrei voluto ieri sera. una faccia nuova per non farmi riconoscere e poter dire no no non sono io, io non sono quella che in questo momento tu pensi che io sia. al posto di una parrucca, un taglio di capelli diverso e gli occhiali: forse sono bastati. la prossima volta un naso finto e un paio di baffi però me li metto in borsa che non si sa mai.
insomma si diceva di questo album di paolo conte che si chiama una faccia in prestito e di come certi titoli certe volte tappino certi buchi mentali che altrimenti resteresti lì avvampando a chiederti come faccio adesso come mi salvo.questo album di paolo conte contiene - fatto apposta, notare bene: un album di paolo conte non può che conte-nere una canzone. se non l'avete capita nonostante il didascalico trattino allora più non vi curate e passate oltre - una canzone che si chiama un fachiro al
cinema e davvero mai ho pensato tanto intensamente a paolo conte e ai suoi baffi e ai suoi calzini come ieri sera perchè ieri sera io come si potesse sentire un fachiro, quel fachiro, al cinema lo so bene anche se fachiro non sono e ieri sera non ero neanche al cinema ma all'auditorium a vedermi una fringuella elettrica ovvero la donna più bella del mondo (laurie anderson).
tornando a me che penso tanto a paolo conte e che qui ringrazio per avermi dato in tempi non sospetti le parole per descrivere qualcosa che sarebbe successo anni e anni dopo il primo ascolto di quel gran bell'album che è una faccia in prestito, un fachiro al cinema è una canzone che manda a ramengo ogni teoria del calcolo delle probabilità e racconta di questo povero cristo che se ne va al cinema per distrarsi un po' dalle pene che lo affliggono - l'amore, i tassi di interesse,la recessione - se ne va al cinema e pensa di starsene al buio protetto e solo almeno per un paio d'ore e invece no. neanche un film in santa pace. due file avanti a lui chi è che va a sedersi? lei. ora, molto probabilmente nella testa di paolo conte questa lei il nostro fachiro non l'aveva mai vista prima e se ne innamora seduta stante, magari come in jules et jim si innamora della sua nuca, però in questo momento quello che pensa paolo conte conta fino a un certo punto perchè chi scrive sono io e io mica sono paolo conte - però anche io ho bei calzini - e secondo me invece questa lei il nostro fachiro la conosce eccome ed è proprio colpa sua se quel dannato pomeriggio - perchè per me è pomeriggio - di pioggia - perchè secondo me fuori piove mentre il nostro povero fachiro si vede entrare la sua lei proprio in quel cinema, di tanti cinema che ci sono in città - il nostro fachiro ha cercato rifugio in un film, due ore di buio, non importa neanche che film. e invece. e invece lei è lì davanti al nostro fachiro, non l'ha neanche visto ma lui eccome se l'ha vista e da quando l'ha vista addio film, addio buio, addio silenzio, addio sospensione momentanea dei pensieri. da quando l'ha vista lo stomaco ha deciso di farsi un giro ai piani alti e il cervello s'è sentito in dovere di ricambiare la visita. il cuore non ne parliamo nemmeno. ha messo un cartello torno subito e adesso si sta legando un pietrone alla caviglia sul bordo di un fiumaccio lercio e puzzolente. il nostro fachiro all'inizio cerca di far finta di niente ma non c'è storia che tenga: si gira e si rigira, prova a guardare il film ma prima del film c'è lei e niente, niente da fare. hanno dato un altro film per lui quella sera, il nostro povero fachiro.
ecco io il fachiro lo so come deve essersi sentito e lo so in virtù della proprietà transitiva dell'uguaglianza che magari proprio uguaglianza non è, diciamo somiglianza, perchè due o tre particolari effettivamente diversi lo erano: non ero al cinema, le file non erano tre ma una sola e non avanti ma dietro. in più la lei in questione non era una lei ma un lui, non era assolutamente da solo e il fachiro non un era fachiro ma una fachira cioè io, io che ho distolto gli occhi e pregato di non essere vista. però anche il mio stomaco s'è sentito in dovere di fare un salto ai piani alti e anche il mio cervello, gentile com'è, ha pensato che fosse il caso di ricambiare la visita del suo ritorto parente. e il cuore, quello s'è fatto fare un bel paio di decoltè di cemento e s'è fatto un tuffo dove l'acqua è più blu, niente di più.
e anche per me hanno dato un altro film.



Postato da: cucina a 11:46 | link | commenti (3) |

the long and winding road (to fame)

questa cosa che segue - e che sarebbe mia, nel caso non fosse ancora chiaro dal titolo del post - la trovate qui (un fiorino!)

Chi ti ha insegnato cos'è la bellezza? È questo l'interrogativo dal quale muove The End Of The Moon, l'ultima produzione di Laurie Anderson, perfomer multimediale, musicista, poetessa, scrittrice e artista visuale tra le più poliedriche e influenti del ventesimo secolo, superwoman dell'arte e della cultura mondiale. In scena a Roma – unica data in Italia - il 12 e 13 maggio 2005 all'Auditorium Parco della Musica di Roma, The End Of The Moon è il secondo capitolo, dopo Happiness del 2002, di una trilogia epica sulla cultura americana. Discorso sull'identità e la percezione di sé, Happiness aveva spinto l'America's multi-mediatrix a percorrere insoliti e inaspettati percorsi di vita: l'avevamo così trovata in fuga dagli automatismi della percezione del proprio essere, calarsi di volta in volta in vite differenti, al lavoro come cassiera in un MacDonald's di New York, parte di una comunità amish o a bordo di una canoa per un viaggio di due settimane insieme a monaci buddisti. L'evoluzione del comportamento, i processi di apprendimento, le aspettative: questi i motori di Happiness, considerata da Laurie Anderson come la più personale delle sue creazioni, quasi un autoritratto dell'artista nell'età dell'incertezza e della paura, istantanee di un risveglio dei sensi e della mente immersi nel vivere di un continuo presente: paradise is exactly where you are right now, come già ci diceva nella la burroughsiana Language is a Virus nel 1979.

Se Happiness è un'indagine sulla percezione del sé, The End Of The Moon è allora esplorazione di quello che è fuori di noi, un'indagine sui processi e i percorsi che stanno prima e dietro la costruzione delle categorie estetiche: cos'è la bellezza? Cosa consideriamo bello e perchè? Laurie Anderson non ci dà risposte: quello che cerca è una strada da percorrere, un meccanismo da svelare. Da queste domande prendono forma le storie, i quadri impressionistici che compongono The End Of The Moon, in ognuno dei quali l'artista guarda a diverse facce della bellezza come la speranza, la paura o il rimorso, quadri legati dal tempo, un filo rosso che li attraversa e li lega per comporre un grande affresco: il tempo, la nostra percezione di esso e come questo ci influenza e ci cambia.

In The End Of The Moon Laurie Anderson guarda alla cultura americana osservando le relazioni tra la guerra, l'etica e l'estetica, la spiritualità e il consumismo combinando storie, canzoni e musica con un nuovo approccio alla tecnologia e si lascia (momentaneamente?) alle spalle l'ingombro anche fisico dell'hardware, scoprendo il software come risposta a quell'esigenza di flessibilità e leggerezza che la accompagna in questi ultimi anni: attraverso l'uso della parola, in questo senso allo stesso tempo la più antica ma anche la più moderna delle tecnologie, Laurie Anderson si trasforma in una sorta di trovatore elettrico con l'ambizione di assorbire il mondo per raccontarlo.


Postato da: cucina a 09:58 | link | commenti (1) |

casomai non fosse chiaro

e comunque lei è la donna più fica dell'universo.
conosciuto e non, naturalmente.




Postato da: cucina a 09:51 | link | commenti |

paradise is exactly like where you are (not) right now

la teoria del calcolo delle probabilità, da oggi in poi, guai a chi me la nomina.

Postato da: cucina a 00:52 | link | commenti |

venerdì, maggio 06, 2005

non si può mai stare tranquilli



non è possibile: una decide di prendersi una vacanza dal rutilante mondo della blogosfera e subito gli inaspettati accadimenti della vita la richiamano all'ordine e la costringono a un primo strappo alla regola.
si avvicina l'estate, tempo di vacanze. lungi da voi l'idea aberrante di lasciare i vosti amati animalucci da soli a casa o peggio ancora abbandonarli lungo i bordi di qualche italica freeway - che poi quelle italiche free non lo sono manco per il ciufolo - un consiglio nel caso vi servisse un po' di carta  da mettere sul fondo dei trasportini dei vostri cari animalucci :  qua ne trovate parecchia e se vi sbrigate anche col 30% di sconto.
così, giusto per variare tra un tv sorrisi e canzoni e l'altro.


Postato da: cucina a 18:45 | link | commenti (3) |

lavori in corso




arivedòrci.

(to be continued?)

 

Postato da: cucina a 10:15 | link | commenti |

venerdì, aprile 29, 2005

all'improvviso, la sciuraggine

dagli appennini alle ande
un grido si spande

ARIDATECE PINKETTS

Comitato Anti Carlotti in Tv

(perchè lo dice la gggente - così è contento pure lui)





Postato da: cucina a 15:32 | link | commenti |

domenica, aprile 24, 2005

quello stiiivaaaleeetto neeeroooo



c'era una volta lo scopitone: i video non avevano ancora ucciso le radio stars, non c'erano mtv e videomusic - ho il timore e il tremore che però red ronnie ci fosse già - c'erano i juke box e ogni tanto accanto al più classico dei juke box, quello con le pile di dischi in bellavista, se ne trovava qualcuno un dalla forma un po' curiosa, parecchio simile agli arcade di dieci, quindici, facciamo venti anni dopo.
questa macchina strana era lo scopitone: un juke box per immagini dove - come accadeva alle origini del cinema, quando il cinema non era ancora cinema e con un nichelino vedevi dentro una scatoletta una ballerina che si lasciava andare a qualche movimento vagamente allusivo - finalmente si poteva dare un volto e un corpo e una fisicità a quelle che spesso fino a quel momento erano solo delle voci.
basati su idee semplici, spesso poveri nell'impianto scenografico, sicuramente ingenui eppure efficaci, questi video ante litteram hanno ispirato anche film come gangster story di arthur penn, dove warren beatty e faye dunaway  richiamano palesemente lo scopitone serge gainsbourg e brigitte bardot  per la canzone bonnie&clyde.
in giro per la rete si trovano parecchie informazioni ma soprattutto si trova questo link dall'archivio ricchissimo.
e io che i boots di nancy sinatra chissà perchè me li immaginavo bianchi...

Postato da: cucina a 13:54 | link | commenti |

venerdì, aprile 22, 2005

comunque c'ero anche io ovvero la vita mondana della signorina g

per una serie di motivi che non sto qui a spiegare, tanto chi deve saperlo già lo sa, qualche giorno fa sono stata una delle cavie che ha assistito con non poca curiosità all'anteprima del film la caduta-gli ultimi giorni di hitler, tratto dal libro la disfatta  di joachim fest.
al di là delle questioni di merito per quanto riguarda la questione della rappresentazione della figura di hitler al cinema e la questione della rappresentazione del nazismo e tutte queste amenità, io una idea sul film me la sono fatta ed è questa qua:
se non fosse un film per il cinema sarebbe un bel film.
peccato che sia un film per il cinema e non per la tv, magari da trasmettere in due serate.
c'è pure l'equivalente tedesco di zingaretti nostro, christian berkel.
naturalmàn, discorso a parte per bruno ganz.


Postato da: cucina a 19:47 | link | commenti (1) |

giovedì, aprile 21, 2005

i motivi di un'assenza



sto dilapidando il mio già esiguo patrimonio.
complici, tra gli altri:

# fabrizio gifuni "l'incendio di via keplero"-letture e sonorizzazioni, auditorium
# banda osiris&stefano bollani "primo piano", ambra jovinelli

ps. è un po' la scoperta dell'acqua calda ma comunque il signor gifuni da lontano fa davvero una bella vicinanza (come direbbe mia nonna).



Postato da: cucina a 15:25 | link | commenti |

martedì, aprile 19, 2005

previdenti!






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domenica, aprile 17, 2005

produzione senza appropriazione
azione senza imposizione di sé
sviluppo senza sopraffazione

il lusso
il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. è la manifestazione dell'importanza che viene data all'esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale. è il trionfo dell'apparenza sulla sostanza.
il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. ma gli altri se sono persone civili sanno che il lusso è finzione, se sono ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso. ma a chi interessa l'ammirazione degli ignoranti? forse agli stupidi.
infatti il lusso è una manifestazione di stupidità. per esempio: a che cosa servono i rubinetti d'oro? se da quei rubinetti d'oro scende acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa mettere un depuratore d'acqua e tenere i rubinetti normali?
il lusso è quindi l'uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. quindi è una stupidaggine.
naturalmente il lusso è legato all'arroganza e al dominio sugli altri. è legato a un falso senso di autorità. in antico l'autorità era lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che solo lui poteva avere. i re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce. più il popolo era tenuto nell'ignoranza e più l'autorità si mostrava paludata di ricchezze. e ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazioni di apparenze miracolose. contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell'apparenza. il modello non è più il lusso e la ricchezza, non è più tanto l'avere quanto l'essere (per dirla con erich fromm).
man mano che l'analfabetismo diminuisce l'autorità apparente cade e al posto dell'autorità imposta si considera l'autorità riconosciuta. un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così. spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.
insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design.

bruno munari, da cosa nasce cosa

*v'è andata bene: in questi giorni si lavora parecchio e si ha poco tempo per passare da queste parti e un bruno munari d'annata, insomma, mi sembra un bel modo per far capire che sono ancora viva.



Postato da: cucina a 12:06 | link | commenti (1) |

martedì, aprile 12, 2005

ma le mie tevole di tecnica sembravano carta buona per incartare pizzette

io quando leggo ste cose penso sempre che forse ho sbagliato tutto



bruno munari, design e comunicazione visiva. contributo a una metodologia didattica
bruno munari, da cosa nasce cosa. appunti per una metodologia progettuale




Postato da: cucina a 12:03 | link | commenti (1) |

domenica, aprile 10, 2005

 compilatio pro domo mea

1.wilco/hummingbird
2.dresden dolls/coin operated boy
3.afterhours/voglio una pelle splendida
4.pj harvey/highway 61 revisited
5. sebadoh/on fire
6.primal scream/some velvet morning II
7.blonde redhead/pierpaolo
8.lou barlow/paranoid revolution
9.the radio dept/it's been eight years
10.the raveonettes/ode to l.a.
11.stars/elevator love letter
12.wilco/jesus, etc
13.the raveonettes/my boyfriend's back
14.pj harvey/good fortune
15.the raveonettes/ghost riders on the attack
16.afterhours/la sinfonia dei topi
17.barry adamson/miles
18.the radio dept/why won't you talk about it
19.elvis costello/almost blue
20.bjork&tom yorke/i've seen it all



Postato da: cucina a 17:51 | link | commenti (1) |

sabato, aprile 09, 2005

a naso

quando le feste di laurea coprono il 50% delle tue uscite finesettimanali allora comincia ad esserci qualcosa che non va.
1)stai invecchiando
2)dovresti uscire di più

e comunque sui giovani d'oggi ci scatarro su.


Postato da: cucina a 11:32 | link | commenti (1) |

giovedì, aprile 07, 2005

piero ciampi/adius ovvero, sono quarantanni che volevo dirtelo

Il tuo viso esiste fresco
mentre una sera scende dolce sul porto.
Tu mi manchi molto, ogni ora di più.
La tua assenza è un assedio
ma ti chiedo una tregua
perchè un cuore giace inerte
rossastro sulla strada
e un gatto se lo mangia
tra gente indifferente
ma non sono io,sono gli altri.
E così...
Mi vuoi stare vicina? No?
Ma vaffanculo. Ma vaffanculo.
Sono quarant'anni che ti voglio dire... ma vaffanculo.
Ma vaffanculo te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo.
Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e tu mi dici di no?
Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? Va-ffan-culo.
Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo.
Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba?
Perché io sono bello, sono bellissimo, e dove vai? Ma vaffanculo.
E non ridere, non conosci l'educazione, eh?
Portami una sedia e vattene.


Postato da: cucina a 21:47 | link | commenti (8) |

 the end of the moon


who taught you what beauty is?
 
laurie anderson
the end of the moon
roma, auditorium parco della musica, 12-13 maggio 2005

Postato da: cucina a 17:08 | link | commenti (1) |

mercoledì, aprile 06, 2005

 if ovvero se c'avevo due facce stavo all'università sotto spirito

se a roma non stesse accadendo quello che accade e se l'arrivo dell'air force one a pratica di mare non comportasse il blocco della cristoforo colombo, al posto di questo post (...) ce ne sarebbe uno su quanto è bello clean, l'ultimo film di olivier assayas, su quanto è brava maggie cheung e su quanto sarebbe stato interessante l'incontro con assayas dopo l'anteprima.

ma siccome a roma succede quello che succede, cicciarculo, come dicono al mio paese.

Postato da: cucina a 14:23 | link | commenti (4) |

sabato, aprile 02, 2005

 nouvelle hantise



dresden dolls - coin operated boy

brechtian punk cabaret

Postato da: cucina a 16:52 | link | commenti |

venerdì, aprile 01, 2005

il meraviglioso mondo degli annunci  cercalavoro

 

ma perchè pensare a qualche mese a londra a fare la cameriera quando si potrebbe andare tutti quanti in alaska a inscatolare salmone?

ma perchè cercare un posto di segretaria part time a roma quando si offre un posto per centralinista in perù?

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giovedì, marzo 31, 2005

casalinga pro tempore, ovvero stare in casa è qualcosa di spettacolare fino a un certo punto



questi giorni di riposo forzato causa assenza di lezioni/lavoro/etc etc mi stanno rovinando.
bello il riposo ma adesso basta.
fosse inverno mi farei una sciarpa.
mi sono rimessa quasi in pari coi libri che avevo in arretrato. ho visto molti film. ho ascoltato tanta musica.

sono anche andata al mare.
come se non bastasse mi sono trasformata in nonna papera e sono due giorni che non faccio altro che sfornare torte salate.
e ho capito che la vita domestica non fa per me.


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mercoledì, marzo 30, 2005

 il buongiorno si vede dal mattino (post anche un po' populista forse qualunquista ma perchè no)

ti hanno appena trombato un pezzo a cui tenevi parecchio e che ti sembrava buono e così sembrava anche a chi lo avevi fatto leggere. hai scoperto con un paio abbondante di mesi di ritardo che, tra le tante cose che potevi metterti a fare dopo la laurea, hai scelto la peggiore, che non ti da nessuno stimolo anzi ti sta mangiando il cervello anzi ti sta togliendo le forze anzi ti fa sentire depressa senza voglia di uscire di casa anzi se mai una volta hai pensato di mollarla del tutto l'università e tutto quello che ci gira intorno è stato proprio quando hai cominciato a capire come funzionava questa cosa che ti sei messa a fare mannaggiaaattee ed ora ti aspettano bei mesi di purgatorio in attesa che arrivi l'inverno e con lui la possibilità di provare a metterti a fare qualcosa di più interessante non dico produttivo mi accontento di poco io. hai mandato tra i quaranta e i cinquanta curriculum per lavorare gratis e l'hai mandato anche a loschi tipi dei quali ti vergogni di fare il nome perchè vabè che sto alla frutta ma non fino al punto di fare quei nomi e fino ad oggi non hai mai ricevuto neanche un no grazie non ci interessa la signora non c'è c'ho la febbre c'ho il sugo che mi si attacca scusi squilla il telefono ritenta sarai più fortunata. la gioia del risveglio te non sai manco cos'è perchè neanche apri gli occhi la mattina e già ti rode il culo. le persone che hai intorno ti sembra che tutte si stiano costruendo qualcosa e tutto quello che ti sembra di avere in mano è solo un big nothing. in più cerchi una casa che non trovi perchè quelli di opportunità logistica e quello di prezzo accessibile sono concetti che male si coniugano all'interno di una stessa frase per lo meno in senso affermativo e/o propositivo e comunque anche la trovassi non sapresti come mantenerla perchè se scrivi e non ti pubblicano non ti pagano nemmeno e intanto al tg2 si loda il ritorno delle sartine e si parla di come rivoltare i cappotti e riammodernare i vecchi vestiti e se non è crisi questa mi domando allora dov'è che vadano cercati i segnali della crisi signoramia che un fiore di zucca mi vale come un mazzo di rose.
 
e allora quasi quasi guardi fuori dalla finestra e vedi che c'è il sole e allora prendi il cd di cui si parlava ieri, lo carichi sul tuo microlettorino mp3 che è un miracolo che non si sia già scassato, ti infili un maglione e te ne vai al mare e scusate il francese quasi quasi mandi tutti affanculo.

almeno per un'ora.


Postato da: cucina a 10:10 | link | commenti (4) |

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